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Le Nazioni Unite per un’immagine positiva dell’Africa

Terapia

L’OSCAL (Office of the Special Coordinator for Africa and the least Developed Countries) sta elaborando e in parte attuando una strategia che viene illustrata in questa intervista al suo direttore Yvettes Steven.


di Yvette Stevens


Nel 1997 l’UNSIA – United Nation system-wide Special Initiative for Africa – ha elaborato
La direttrice dell'Ethiopia AIDS Resource Center di Addis Abeba, Etiopia.
Fonte: Kate Stratten, JHU/CCP, Photoshare, 2002
una strategia della comunicazione per fornire un'immagine equilibrata e realistica del continente africano e, nel dicembre del 1999, l'UNDP ha promosso un Seminario dedicato all'immagine dell'Africa prodotta dai media. Entrambe le iniziative – assieme ad altre – erano orientate a una maggiore consapevolezza dei danni provocati dall'immagine dell'Africa diffusa dai media rispetto alle sue effettive realtà sociali.

Quali sono i principali Programmi in corso in questo campo nell'ambito dell'OSCAL e del sistema ONU?

Sono in corso numerose iniziative da parte di agenzie delle Nazioni Unite volte a promuovere un'immagine positiva dell'Africa, che però non fanno parte di un programma specifico. È in riconoscimento dell'esigenza di coordinare un’azione di advocacy a favore dello sviluppo africano che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha assegnato a un ufficio di nuova creazione, che andrà ad assorbire l'OSCAL, il ruolo, fra gli altri, di coordinamento del sostegno mondiale. Il nuovo ufficio, che sarà guidato da un Sottosegretario Generale, prenderà in esame ogni singolo sforzo attualmente intrapreso e predisporrà un'aggressiva campagna di advocacy a livello globale mirata a promuovere un'immagine positiva dell'Africa.


Quali sono le strategie legate a questi Programmi?

La campagna sarà rivolta a target diversi, comprendenti il grande pubblico, il mondo accademico, la società civile, il settore privato e gli studenti di tutti i continenti. A livello di Segretariato delle Nazioni Unite, il Dipartimento per l'Informazione Pubblica ha istituito di recente una Sezione Africa che si occuperà di una campagna di sensibilizzazione pubblica. L’obiettivo prioritario dell'OSCAL sarà quello di pubblicizzare fra i vari gruppi le esperienze positive e le buone prassi del continente, delle quali si stanno elaborando i dettagli.


Può dare una prima valutazione dei risultati di queste iniziative?

È ovvio che il successo dell'approccio attualmente adottato non è quello che vorremmo, da qui la necessità di una campagna coordinata ed estesa, in cui tutte le agenzie delle Nazioni Unite diano gli input necessari secondo i rispettivi mandati.


In particolare, quali rappresentazioni e percezioni negative della realtà africana vorrebbe che cambiassero?

In generale, si ignora che il continente africano sia costituito da 53 paesi e l'Africa viene considerata come un tutto unico. Una delle implicazioni che ne conseguono è che vengono fatte generalizzazioni basate sugli elementi negativi e non su quelli positivi. Quindi, anche se soltanto 14 dei 53 paesi africani sono teatro di conflitti armati, l'immagine dell'Africa che viene diffusa è quella di un continente in guerra. Inoltre, benché tutto dimostri che i paesi africani stanno compiendo enormi passi avanti per assicurare una governance democratica e che molti di essi sostengono principi democratici, il continente viene ancora considerato non democratico. Vista dall'esterno, l'Africa è il continente in cui le malattie e la povertà imperversano, un continente che rimarrà un peso per la comunità internazionale. L'Africa, inoltre, viene dipinta come un continente che ha assorbito notevoli fondi internazionali per lo sviluppo senza nessun miglioramento sostanziale per la maggior parte della gente.


E, di contro, quali sono le rappresentazioni che vorrebbe promuovere?

Innanzitutto, quella di un'Africa che non è omogenea, ma è costituita da 53 paesi alcuni dei
Consultazione legale promossa dalla Federazione Internazionale delle Avvocatesse (FIDA) nello Stato di Abia, Nigeria.
Fonte: JHU/CCP, Photoshare
quali rispondono in maniera soddisfacente a tutti i criteri di valutazione. Le generalizzazioni dell'immagine negativa dell'Africa sono quindi ingiuste verso questi paesi. In secondo luogo, l'Africa è un continente ricchissimo di risorse naturali la gran parte delle quali resta tuttora non adeguatamente sfruttata. Con il giusto sostegno le giuste condizioni, l'Africa disporrà dei mezzi per affrontare molti dei suoi problemi mediante lo sfruttamento della propria ricchezza. In terzo luogo, fare del commercio con l'Africa ha delle attrattive. Come mostrato da un recente rapporto UNCTAD, l'Africa è il continente che ha fornito il massimo rendimento sugli investimenti negli ultimi anni. Quarto: gli africani sono gente laboriosa che lotta, contro ogni probabilità, per affrontare i problemi della povertà e della malattia, ma necessitano di un sostegno maggiore e più pertinente da parte della comunità internazionale. Quinto, alcuni paesi africani si trovano in guerra non perché ostili per natura, bensì perché, in alcuni casi, le cause di fondo dei conflitti sono di vasta portata, come indicato nel rapporto del 1998 del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulle Cause dei Conflitti e sulla Promozione di una Pace Duratura e di uno Sviluppo Sostenibile in Africa, e richiedono un impegno concertato da parte dell'Africa e della comunità internazionale per essere affrontate con efficacia. Sesto, gli africani sono in grado di individuare le proprie esigenze di sviluppo ma hanno bisogno di autentiche partnership che li aiutino ad occuparsi delle necessità individuate. Infine, l’immagine di un’Africa che è un continente ricco di cultura e diversità, meta piacevole per i turisti e per gli storici, i geografi e gli scienziati.


Che tipo di legame esiste, secondo Lei, fra le politiche di cooperazione internazionale e l'immagine del continente africano prodotta dai media e, in generale, dall'opinione pubblica?

Le politiche di cooperazione internazionale non sono predisposte per affrontare le cause
Un operatore sanitario utilizza un ecografo per visitare un paziente nella clinica di Nazareth, Etiopia.
Fonte: Harvey Nelson, JHU/CCP, Photoshare 2001
che sono alla radice dei problemi dell’Africa. L’approccio, che pone l’accento sulla cura invece che sulla prevenzione, porta all’immagine di un continente incapace, che rappresenta un peso continuo per la comunità internazionale. Ad esempio, mentre centinaia di milioni di dollari sono prontamente forniti per le operazioni di soccorso di emergenza, nemmeno una minima parte di tali fondi è disponibile per alleviare le crisi che le rendono necessarie. Questo è quello che succede quando si affronta la siccità ciclica che affligge il continente. Se i fondi accantonati per offrire assistenza umanitaria venissero impiegati per aiutare i paesi africani ad adottare tecnologie avanzate per un’agricoltura in grado di resistere alla siccità, la siccità non produrrebbe carestie di così ampia portata come quelle alle quali si assiste nel continente. Un altro esempio è l’accento posto di recente sull’accesso al commercio e al mercato per i paesi più poveri, quando è evidente che, a meno di non risolvere i grossi limiti rappresentati dalle infrastrutture insufficienti, molti paesi non potranno beneficiare delle concessioni offerte. Un ulteriore esempio è quello della pressione alla quale sono sottoposti i paesi africani affinché tolgano le sovvenzioni all’agricoltura, mentre i paesi più avanzati del mondo forniscono sovvenzioni di circa un miliardo di dollari USA al giorno ai propri agricoltori con i quali ci si aspetta che gli agricoltori africani competano. E l’elenco potrebbe andare avanti …
Poiché i problemi non vengono affrontati alla radice, l’immagine dell’Africa percepita dal pubblico attraverso i media è quella di un continente dilaniato da guerre senza fine, dove dilaga la povertà e prevalgono corruzione e dittatura – un continente derelitto che rimarrebbe un peso permanente per la comunità internazionale.
L’assistenza internazionale è ancora decretata dai paesi donatori, senza debita considerazione per le esigenze individuate dai paesi africani stessi. Si prevede che, con l’adozione del nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa (NEPAD) e dopo le manifestazioni di sostegno, si attribuisca un vero significato ai principi di proprietà e di collaborazione espressi dal NEPAD.


Su quali attori devono basarsi le politiche per un’immagine più consona e realistica dell’Africa?

Le politiche dovrebbero basarsi non solo sulle leadership e sui governi, ma anche sulla popolazione laboriosa che passa la vita a lottare per sopravvivere nelle condizioni più disagiate: le donne, la società civile, i lavoratori ingegnosi del settore informale, il settore privato, gli agricoltori e gli accademici. Far venire fuori in che modo questi attori stanno conseguendo risultati positivi dimostrerebbe che l’africano è diverso da quello che le immagini raffigurano.
I messaggi dovrebbero essere diretti al grande pubblico, ai policy maker, alla società civile, al settore delle imprese, al mondo accademico e agli studenti di tutti i continenti del mondo.


Quali tipi di ostacoli e di limitazioni potrebbe individuare a tale riguardo?

Nel tentativo di catturare e pubblicizzare l’immagine positiva dell’Africa, le limitazioni principali sono legate ai costi. Le esperienze devono essere catturate e trasmesse ai vari tipi di pubblico. Le restrizioni sugli spostamenti e sui requisiti per i visti non sono prontamente disponibili per alcuni africani, che potrebbero avere bisogno di viaggiare per portare i loro messaggi


E quali opportunità e fattori facilitanti potrebbe al contempo individuare?

Con la diffusa espressione di sostegno al NEPAD, si è presentata la grossa opportunità di riconfezionare e pubblicizzare l’immagine dell’Africa. L’importanza di promuovere un’immagine positiva deve venire riconosciuta e affrontata nelle fasi iniziali, al fine di eliminare gli immensi ostacoli che hanno portato alla “stanchezza del donatore” e che impediscono al settore privato di investire sul continente. Il NEPAD, con il sostegno delle Nazioni Unite e di altri attori internazionali, vi dovrebbe annettere una grandissima importanza. Dedicare le risorse a questo impegno rappresenterebbe denaro ben speso.

Traduzione: Rita Bandinelli


YVETTE STEVENS



Yvette Stevens, attualmente, è coordinatrice speciale per l’Africa e per i paesi in via di sviluppo presso il Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite a New York. Laureata in ingegneria, ha studiato presso il Moscow Power Engineering Institute e l’Imperial College of Science and Technology dell’Università di Londra. Ha insegnato Ingegneria all’Università della Sierra Leone prima di entrare alle Nazioni Unite nel 1980. Yvette Stevens ha ricoperto varie posizioni alle Nazioni Unite, tra cui quella di esperta in Village Technology all’ILO, Evaluation Officer e capo della Technical Support Section of the United Nations High Commission for Refugees (UNHCR) in Africa, in un primo momento come Rappresentante delegato in Etiopia e come Rappresentante dell’UNHCR per il Kenya e la Somalia. Nella sua attuale posizione, assiste, tra le altre cose, il Segretario generale delle Nazioni Unite nella sua advocacy per lo sviluppo dell’Africa. Yvette Stevens è originaria della Sierra Leone.