Cultura, politica e realtà
Il fascino repulsivo dell’Africa nell’immaginario
occidentale
L’antropologo francese si sofferma sul ruolo cruciale, ma ambivalente,
che l’Africa riveste nella cultura occidentale. Gli stereotipi esistenti
sulle culture africane, l’immagine riduttiva dell’Africa come
fonte di rigenerazione sul piano del “primitivismo”, le conseguenze
negative del vittimismo diffuso tra gli intellettuali africani.
di Jean-Loup Amselle
Questo testo sarà pubblicato in un volume che uscirà
nella
primavera del 2005. Per informazioni, scrivere a:
daniele.mezzana@cerfe.org
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JEAN-LOUP AMSELLE
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| Foto: Malik Sidibé |
Jean-Loup Amselle è nato
a Marsiglia in Francia, nel 1942. Attualmente è Directeur d'études
presso l'EHESS (Centre d'études africaines) e Direttore
di Cahiers d’études africaines. È stato anche responsabile
del Programma di dottorato di Antropologia all’EHESS.
Tra i suoi ambiti di interesse si possono menzionare i seguenti: antropologia
storica e politica, Africa, etnicità, identità, ibridismo,
multiculturalismo, arte africana contemporanea. Ha realizzato lavoro di
campo nel Mali, in Costa d’Avorio e in Guinea.
Tra i suoi libri e saggi si possono citare i seguenti:
Amselle J.-L. (a cura di) con E. M'Bokolo, Au coeur
de l'ethnie, Paris, La découverte, 1985 (nuova edizione,1999,
in corso di stampa la traduzione in italiano e russo).
—, Logiques métisses,
Anthropologie de l'identité en Afrique et ailleurs, Paris,
Payot, 1990 (nuova edizione, 1999; traduzione italiana, greca e inglese:
Mestizo Logics, Anthropology of Identity in Africa and elsewhere,
Stanford University Press, 1998).
—, Vers un multiculturalisme français,
L'empire de la coutume, Paris, Aubier, 1996 (versione inglese, Cornell
University Press, 2002).
—, Branchements, Anthropologie de
l’universalité des cultures, Flammarion, 2001 (traduzione
italiana, traduzione inglese in corso di stampa).
Le immagini utilizzate in questo articolo si riferiscono alle opere di
Ousmane Sow, un importante artista africano contemporaneo.
Ousmane Sow è nato a Dakar nel 1935. Fino alla
sua prima esposizione, organizzata dal Centro culturale francese di Dakar
nel 1987, non si conosceva affatto la sua opera,ad accezione di alcuni
brani tratti da un suo film d'animazione che metteva in scena piccole
sculture animate. È nel 1984 che, ispirato dalle foto di Leni Riefenstahl
rappresentanti i Nouba del Sudan meridionale, Sow inizia a lavorare sui
lottatori di questa etnia e realizza la sua prima serie di sculture "I
Nouba". Nel 1988 realizza la serie " I Masai", nel 1991
"Gli Zulu" e, infine, nel 1993 "I Peulh". Sow ha sempre
scolpito senza modelli. Inventa la sua materia e in una sapiente alchimia
lascia macerare per anni un certo numero di materiali. Questa materia
è un'opera in sé stessa che lo soddisfa quasi come la nascita
di una scultura. La applica su un'ossatura fatta di ferro, paglia e juta,
lasciando alla natura e ai materiali la loro parte di libertà,
aprendo così la porta all'imprevisto. Un'attitudine fondamentalmente
artistica ma anche africana.
(tratta dal sito www.ousmanesow.com)
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