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Donne e modernità
Sfidare il digital divide in Africa
Intervista con Amolo Ng'Weno, una delle fondatrici di AfricaOnline
e attualmente dirigente d'impresa
a cura di Ilaria Carnevali
La rivoluzione informatica
è diventata una forza potente, in grado di
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| Conferenza mondiale contro il razzismo, Forum
delle ONG, Durban, Sud Africa |
plasmare ogni aspetto delle interazioni sociali, economiche
e politiche nel mondo. In Africa, dove gran parte della popolazione, quella
femminile in particolare, è esclusa da questa rivoluzione e dai vantaggi
che ne derivano, limprenditrice keniota Amolo NgWeno è
sia leccezione alla regola sia un simbolo delle potenzialità
dellimprenditoria nel settore informatico. In questa intervista, Amolo
NgWeno evidenzia le sfide e le potenzialità racchiuse nellinformatica
e nella telematica, e parla del fascino e della difficoltà di essere
unimprenditrice donna nel settore dellinformatica in Africa.
Cosa lha spinta a fondare
AfricaOnline?
Linformatica mi ha interessato fin dal primo
anno a Harvard, dove ho utilizzato la posta elettronica per la prima volta
nel 1982. Sebbene nel 1994 Internet non fosse accessibile al pubblico
(Netscape veniva lanciato proprio quellanno), vedevo che le-mail
si stava diffondendo sempre più e che i kenioti negli Stati Uniti
utilizzavano questo mezzo per scambiarsi notizie dal Kenya. Quando i miei
colleghi Ayisi Makatiani e Karanja Gakio, entrambi kenioti ed entrambi
laureatisi al MIT, lanciarono lidea di creare un provider
africano, ho pensato che i tempi fossero maturi. Ho lasciato la Banca
Mondiale e mi sono trasferita in Kenya dove abbiamo aperto il nostro ufficio
a Nairobi.
Quali ostacoli ha incontrato e quali opportunità
ha avuto nellavvio di questa società, sia come co-fondatrice
che come amministratore delegato?
Allepoca la difficoltà principale è
stata la mancanza di conoscenza di Internet e della posta elettronica
e delle loro potenzialità, sia da parte dei politici che dei consumatori.
Abbiamo dovuto lavorare tantissimo in termini di informazione pubblica
e di lobbying.
Lostacolo principale (e purtroppo ancora attuale) allo sviluppo
dellintero settore è stato, ed è, il costo elevato
e la scarsa qualità dei servizi di telecomunicazione. Questo è
dovuto sostanzialmente allinefficienza della rete di comunicazione
(ad esempio, una telefonata dalla Costa dAvorio al vicino Ghana
deve passare per Parigi e New York) e a un passato di investimenti insufficienti
da parte delle compagnie telefoniche statali. Tuttavia, questi aspetti
sono legati anche alla mancanza di equità nei costi della rete
informatica e delle telecomunicazioni internazionali. Un altro ostacolo
è stato rappresentato dalla nostra stessa inesperienza e dalla
mancanza di conoscenze a livello di gestione, soprattutto per quanto riguarda
la commercializzazione. Ma le difficoltà gestionali ci hanno insegnato
molto.
Come paragonerebbe la sua formazione e le opportunità
di carriera che lei ha avuto alle opportunità che hanno le donne
keniote, soprattutto nel settore della tecnologia?
Sono stata molto fortunata perché ho avuto una
formazione eccezionale e, di conseguenza, maggiori possibilità
di carriera rispetto a quelle normalmente offerte alle donne keniote.
Ho avuto la fortuna di avere mio padre come modello di imprenditore e
una famiglia che non ha mai fatto pressione affinché io mi conformassi
al ruolo femminile tradizionale, e che mi ha sempre sostenuta nelle mie
idee e nei miei progetti.
Secondo lei, quali sono gli ostacoli principali
che le donne africane incontrano nell accesso e nellutilizzo
della tecnologia?
Gli ostacoli principali sono economici e intellettuali. In Africa la tecnologia
rimane sproporzionatamente cara rispetto ai redditi. Inoltre le nostre
ricerche hanno evidenziato che per utilizzare Internet ci vuole un grado
di istruzione superiore e, purtroppo, solo una minoranza delle nostre
popolazioni (e ancor meno le donne) raggiunge questo livello di istruzione.
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Studentesse della University of the Western
Cape, Sud Africa
Fonte: www.uwc.ac.za
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Per coloro che riescono a superare la barriera culturale,
e che hanno accesso agli Internet café,
il genere sessuale non costituisce un problema. Anche se vi sono relativamente
pochi ingegneri elettronici donne, penso che queste siano ben rappresentate
nelle fila dei laureati in informatica. Tuttavia, per le donne come per
gli uomini che cercano di diventare imprenditori nel settore informatico,
gli ostacoli principali sono di carattere economico, ulteriormente complicati
dallatteggiamento anti-imprenditoriale delle banche di gran parte
dei paesi africani. Le donne sono maggiormente svantaggiate rispetto alle
loro controparti maschili, perché le banche tendono a chiedere
garanzie che tradizionalmente potrebbero essere a nome del marito. Inoltre,
il doppio fardello della casa e delle responsabilità familiari
fa sì che le donne non siano sempre in grado di sostenere le lunghe
ore di lavoro che lavvio di una società normalmente richiede.
LUNIFEM sta cercando di coinvolgere gli
imprenditori informatici africani della Diaspora per colmare il divario
digitale legato al genere sessuale in Africa. Che cosa lha spinta
ad aderire alliniziativa dellUNIFEM come membro del comitato
consultivo?
Ho pensato che fosse unidea fantastica, anche se non facile da realizzare
Attraverso questa iniziativa spero di mettere a frutto la mia esperienza
e le mie idee per aiutare lUNIFEM a vincere la sfida di dare accesso
alla tecnologia alle donne del continente africano. Penso che dovremo
lavorare molto per pubblicizzare storie di successo legate allimprenditoria
femminile, perché una delle cose di cui tutti gli imprenditori
africani hanno bisogno sono modelli di riferimento, soprattutto femminili.
Ci sono donne africane che sono riuscite a far conoscere le loro aziende
informatiche a livello internazionale, e il comitato trarrà spunto
da questi esempi ed esperienze.
Quali sono le principali opportunità
che lei vede oggi nel settore informatico e telematico nel continente
africano e di cosa hanno bisogno le donne affinché possano usufruire
tutte, allo stesso modo, di queste opportunità?
In Africa, lopportunità principale è
offerta ancora dallaccesso di base: cè una forte richiesta
di espansione dellaccesso a Internet, di formazione nel settore
informatico e telematico, e di Internet point.
Questi sono, tuttavia, campi competitivi, di facile accesso, perciò
è possibile che attività più sofisticate abbiano
maggiore redditività. Ad esempio, le società che producono
software, i call center,
la gestione di transazioni finanziarie, la gestione di basi dati. Daltra
parte questi tipi di imprese, adatte a unimprenditoria femminile,
richiedono non solo maggiori competenze tecniche ma anche e, forse, soprattutto,
una conoscenza del mercato mondiale. Spero che liniziativa dellUNIFEM
possa aiutare a colmare questo gap
culturale, spianando la strada alla partecipazione delle donne alla new
economy, particolarmente attraverso il capacity
building, la creazione di rapporti commerciali
per le imprenditrici africane e azioni a livello di politica locale.
Qual è la sua visione del futuro della
tecnologia in Africa?
Lesplosione mondiale delluso della tecnologia
non è un fenomeno legato esclusivamente al boom di Internet, e
mi aspetto che lAfrica continui a raccogliere la sfida e riesca
a mettersi alla pari in questo settore. Temo che, se non adotteremo soluzioni
drastiche per affrontare queste sfide, le occasioni di ridurre il gap
tecnologico rimarranno ostacolate dallinefficienza e dai prezzi
di molti servizi informatici e telematici, soprattutto questi ultimi esorbitanti
in Africa.
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AMOLO NG'WENO
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Amolo Ng'Weno, nata nel 1965, si è formata
in Kenya e negli Stati Uniti. È uno dei membri fondatori di AfricaOnline,
uno dei primi fornitori africani di servizi Internet. La Ng'Weno, tuttora
nel Consiglio di Amministrazione di AfricaOnline,
si è dimessa dall'incarico di amministratore delegato nel 1998,
dopo la vendita, da parte della Prodigy, di AfricaOnline
ad African Lakes, società per azioni quotata sul mercato inglese.
Ora ha creato una società di commercio elettronico, Biashara.biz,
concepita come sito di acquisti on line
di prodotti africani, ed è nel Consiglio di Amministrazione della
Zimele Asset Management Company, di Kelele.com
(un sito culturale per il Kenya) e di Turnkey Africa (società che
produce software). Nel gennaio 2002, ha sostenuto il Comitato Consultivo
Globale per una nuova iniziativa lanciata dal Fondo delle Nazioni Unite
per lo Sviluppo delle Donne (UNIFEM - United Nations Development Fund
for Women) e finalizzata a colmare, in Africa, il divario digitale legato
al genere sessuale.
UNIFEM
Il Fondo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM)
promuove l'empowerment della donna e la parità di genere. Fin dalla
sua creazione, l'UNIFEM ha sostenuto numerosi progetti e iniziative in
tutti i paesi in via di sviluppo che promuovono il rafforzamento politico,
economico e sociale della donna. Recentemente, l'UNIFEM ha lanciato un
nuovo programma "Bridging the Gender Digital Divide in Africa Throug
Strategic Partnerships". Il progetto ha come finalità il rafforzamento
delle donne africane attraverso l'uso innovativo delle Tecnologie della
Comunicazione e della Informazione
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